Colombia – legge per o contro le vittime della violenza di stato? 26 maggio, 2009 | Redazione A Sud

Il paradosso non potrebbe essere più grande: dopo più di due anni di dibattito in tutto il paese ed al Capitolio, finalmente questa settimana il Congresso dovrà approvare la Legge sulle Vittime della Violenza di Stato (Ley de Victimas). Ma, contrariamente a ciò che tutti si aspettavano, invece di brindare perché finalmente il paese possiede una norma per  riparare in maniera totale ai danni di guerra, la situazione tra il governo e le associazioni delle vittime  di guerra è molto tesa. Nel frattempo, 6.000 Associazioni hanno chiesto in un documento diretto al congresso che preferiscono che la legge non sia approvata.

“Il progetto è stato fatto a pezzi “, ha dichiarato il senatore Juan Fernando Cristo, che ne è stato promotore, quando nel novembre scorso ci si è resi conto dei cambiamenti che la maggioranza aveva effettuato al testo della legge alla Camera. Per questo motivo lui e tutti gli  altri sostenitori liberali e del Polo credono che l’adozione della norma, così com’è oggi, sarebbe un passo indietro per i diritti delle vittime.

Tuttavia, la cosa più probabile è che la maggioranza pro Uribe approvi la legge con l’appoggio del governo, secondo il quale si tratta di un insieme di regole “adattate alla realtà del paese” in modo da non creare aspettative impossibili. Ma  è anche probabile che le vittime impugnino la stessa legge dinanzi alla Corte Costituzionale, nella speranza che, come per la Legge sulla Giustizia e sulla Pace, questa si faccia carico di sistemare la situazione in conformità con la Costituzione.

Il progetto di legge conta 131 articoli, dei quali 122 sono stati negoziati. In gran parte perché in seno al Congresso i promotori del testo sono stati disposti a cambiare qualsiasi cosa affinché fossero mantenuti salvi i nove punti essenziali della proposta. Ma proprio questi punti oggi sono ‘irriconciliabili’.

Uno dei punti più sensibili è quello che ha a che fare con le vittime di agenti statali. Questa settimana, erroneamente, alcuni media hanno riferito che il governo aveva ceduto su questo punto. Ma i promotori della legge dicono sia avvenuto tutto il contrario. A giudicare dall’andamento del progetto di legge stesso si mantiene la stessa situazione in virtù della quale le vittime degli agenti dello Stato potranno essere risarcite solo dopo una sentenza del tribunale.

Cioè, le madri dei ragazzi di Soacha che morirono come ‘falsi positivi’ devono attendere un lungo procedimento giudiziario, oltre a finanziarlo ed a sottoporsi alla debolezza della difesa pubblica con la quale si conta oggi, al fine di raggiungere un qualche tipo di indennizzo. I promotori, per esempio, cercavano di far sì che questo tipo  di vittime avessero accesso ai risarcimenti che oggi si danno a tutte le altre vittime, più rapidamente e senza un processo giudiziario, per un importo che poteva arrivare ai 18 milioni di pesos.

Per il Vice Ministro della giustizia, Miguel Ceballos, la richiesta è valida, in quanto l’aggressione ad un agente dello Stato è una situazione “eccezionale”. Il funzionario afferma che le Corti sarebbero così finalmente decongestionate ed i processi sarebbero risolti in un massimo di 18 mesi. Le vittime, più realiste, non gli credono. Esse sostengono che per ottenere una sentenza è necessario in media un decennio di controversia davanti al giudice e invocano la sentenza della Corte Costituzionale, secondo cui “non è necessaria la condanna del soggetto colpevole dell’illecito” affinché qualcuno sia riconosciuto come vittima. Ma questo è solo uno dei punti controversi.

Un secondo punto controverso è quello del risarcimento del patrimonio. Seppur questo sia  il capitolo più interessante in materia di risarcimenti, molte delle vittime lo riconoscono come tale, è stato fonte di discussione. La buona notizia è che si stabilisce una giustizia transitoria per la restituzione della terra, cioè, non ci saranno più lunghi processi in Corti Civili, ma un capitolo riservato ai giudici in  “Giustizia e Pace” che alleggerisca il procedimento. Il progetto crea inoltre uno strumento che può essere importante in quanto crea una commissione di verità sulla terra. Ciò per il quale divergono è che il governo parla di restituire beni immobili, mentre le parti interessate vogliono che ci si riferisca anche ai beni mobili. Ciò significa che se un agricoltore ha dovuto la sua fattoria con la violenza, lo Stato deve risarcirlo non solo della terra e della casa, ma anche degli animali, delle attrezzature, delle colture oltre che di altri tipi di danno.

Il Movimento delle vittime di Stato, presieduto da Ivan Cepeda, crede che la strategia del governo sia quella di screditare le vittime, tacciando come eccessive le loro richieste. “Si concentrano soltanto negli standard internazionali ed in  quanto indicato dalla nostra Corte Costituzionale”. I portavoce del governo in seno al Congresso, come il rappresentante Jorge Humberto Mantilla, hanno risposto che i parametri devono essere definiti in base alle realtà di ciascun paese.

Nei prossimi giorni il controverso progetto volge al termine: sarà votato in seduta plenaria alla Camera per passare alla conciliazione finale in Congresso. I proponenti sperano che le differenze  tra il testo approvato in Senato e quello approvato alla Camera facciano fallire l’iniziativa all’ultimo momento a causa dell’incompatibilità tra le due proposte. In caso contrario, i soggetti interessati spingeranno per “una legge sui diritti delle vittime che non vada contro le vittime.”

 
Traduzione di Marisa Foraci
 
 

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