Sviluppo, giustizia sociale e cambiamenti climatici: basta una COP? 20 novembre, 2015 | Redazione A Sud


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30 novembre ridIn occasione della COP21, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, il Centro Sociale La Strada e La Città dell’Utopia, in collaborazione con A Sud, promuovono due giornate di dibattito e confronto sui temi della crisi ambientale e climatica che, insieme a quella economica, pone l’attuale modello produttivo di fronte ad una contraddizione insuperabile: stravolgere se stesso o cambiare irrimediabilmente gli equilibri del Pianeta. E contraddittorie risultano le stesse politiche del Governo Italiano che se, da un lato, dal 30 novembre al 12 dicembre prenderà i propri impegni per la riduzione delle emissioni climalteranti nell’ambito della Conferenza di Parigi, dall’altro ha dato vita, con l’approvazione del c.d. decreto Sblocca Italia ad una nuova corsa alle fonti fossili, tra le principali cause della febbre del Pianeta.

 

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SVILUPPO, GIUSTIZIA SOCIALE E CAMBIAMENTI CLIMATICI: BASTA UNA COP?
CSOA La Strada | 30 Novembre h. 18:00

Via Passino 24 Roma

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Intervengono:

 

 

Massimo Scalia

Professore di Fisica Matematica al Dipartimento di Matematica dell’Università La Sapienza di Roma


Salvatore Monni

Professore associato di Economia Politica alla Facoltà di Economia dell’Università Roma Tre

 

Modera: Salvatore Altiero – A Sud

 

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LO SBLOCCA ITALIA: UN KILLER DEL CLIMA A CASA NOSTRA

La Città dell’utopia | 26 Novembre h. 19:30

Via Valeriano 3F Roma

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Intervangono:

 

Renato De Nicola

No Ombrina/Campagna contro la devastazione e il saccheggio dei territori

 

Salvatore Altiero

Associazione A Sud eCentro di documentazione sui conflitti ambientali

 

Il modello energetico implica, in quanto ancora incentrato sulla produzione industriale di energia e sullo sviluppo di attività energivore, la concentrazione dei profitti connessi al consumo di risorse, contribuendo ad ingiustizia e diseguaglianze sociali, oltre che al radicalizzarsi dei conflitti legati alla corsa all’accaparramento. Si pone in antitesi rispetto all’implementazione della produzione diffusa, oggi tecnologicamente possibile, in grado di garantire, per una buona quota dei consumi, la possibilità di unire la figura del consumatore e del produttore in un’ottica non di mercato, più adatta ad una risorsa essenziale quale l’energia.
Infine, non solo alimenta un modello estrattivo che aggancia la crescita del PIL al depauperamento dell’ambiente ma è certamente un fattore generativo di rischio sanitario e ambientale, su scala locale e globale. In buona sostanza, l’attuale sistema energetico racchiude in sé gli ostacoli alla giustizia ambientale, sociale ed economica più generalmente riconducibili all’attuale modello di sviluppo.



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