FAO: Governi muti su speculazioni dell’agrobusiness 21 novembre, 2009 | Redazione A Sud

Preoccupa il Vertice Wto di Ginevra (30 nov-2 dic) –  Anche le Nazioni Unite sorprese dal silenzio della Dichiarazione Finale sull’impatto delle speculazioni dell’agribusiness sui piccoli produttori. Sono previste mobilitazioni per il 28 novembre, in Italia come a Ginevra, per evitare che la Wto gli svenda il nostro futuro.

 
Roma, 18 novembre – Dalla delusione per un Vertice privo di contenuti a una preoccupazione concreta. Che l’assenza dalla Dichiarazione finale del Vertice per la Sicurezza alimentare di una condanna esplicita alle speculazioni dell’agrobusiness sui prezzi degli alimenti sia una “dimenticanza voluta” per approvare senza ostacoli nel prossimo vertice ministeriale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio una liberalizzazione del mercato agricolo che si rivelerebbe sanguinosa per i piccoli e medi produttori, nel Nord come nel Sud del mondo.

Il Relatore speciale per il diritto al cibo delle Nazioni Unite Olivier de Schutter intervenendo alla sessione conclusiva dei lavori del Vertice per la sicurezza alimentare ha denunciato il silenzio dei Governi sui “buoni affari” che l’agrobusiness ha fatto alle spalle delle comunità piu’ povere del pianeta controllando completamente la parte piu’ ricca delle filiere alimentari. De Schutter ha fatto notare che “la tensione tra l’agricoltura familiare e le corporations dell’agrobusiness che dominano il mercato alimentare e’ stata ignorata dal Documento, che quindi non da’ soluzioni in merito.” Trasparenza e responsabilita’ sono le chiavi, secondo de Schutte r, per uscire dall’empasse.
 
La Dichiarazione finale del Vertice rilancia l’impegno degli Stati Membri a limitare gli strumenti di supporto ai mercati interni e domestici ai soli sostegni ammessi dalla Wto, non contesta la politica promossa dall’Organizzazione di non colpire i sussidi distorsivi all’export promossi sotto mentite spoglie da Stati Uniti ed Europa, permettendo loro di riclassificarli sotto mentite spoglie mentre colpisce con sanzioni le protezioni (i blocchi alle esportazioni all’aumento delle tariffe alle dogane) che i Paesi più vulnerabili, come anche il nostro hanno dovuto adottare nei mesi piu’ bui della crisi per salvaguardare le produzioni nazionali. Di piu’, la dichiarazione finale ribadisce l’impegno dei Paesi membri di sostenere una conclusione del ciclo dei negoziati di liberalizzazioni commerciali in corso alla Wto (il cosiddetto Round di sviluppo di Doha) bilanciata, ampia e rapida, con la scusa che sarebbe cruciale per assicurare la sicurezza alimentare.

Peccato che gli oltre 600 delegati -. tra contadini, pescatori, indigeni e lavoratori della terra – che hanno dato vita a Roma al Forum Parallelo della società civile, nel proprio documento finale, mettano in guardia la stessa FAO dall’invadenza della WTO nell’ambito del riformato Comitato per la sicurezza alimentare di organismi come la Wto che “continua a privilegiare gli interessi commerciali di pochi rispetto alla popolazione globale marginalizzata e malnutrita, facendo sì che la fame continui a minacciare il  mondo”.

La stessa Banca Mondiale, d’altro canto, facendo un po’ di conti in tasca al cosiddetto Round di Doha dello sviluppo ha scoperto che  l’aumento del pil globale previsto al lancio del ciclo negoziale in 832 miliardi di dollari oggi sarebbe di soli 54 miliardi, e che ai paesi in via di sviluppo – cina e India comprese – di questa torta toccherebbe appena il 16%, lo 0,14% in più rispetto a quanto già guadagnerebbero ai tassi attuali di crescita.
 
Il 28 novembre prossimo saranno passati 10 anni da quando a Seattle centinaia di migliaia di lavoratori, cittadini, attivisti e persone normali, preoccupate dei primi gravi impatti della liberalizzazione commerciale globale diedero vita alla globalizzazione della solidarietà e della speranza fermando il Vertice dell’ìOrganizzazione Mondiale del commercio che collassò per la prima volta. La crisi ha dimostrato che avevamo ragione ad essere preoccupate.

il 28 novembre in tutto il mondo si celebra la Giornata globale di mobilitazione per un commercio più giusto.

 

DICHIARAZIONE di VIA CAMPESINA

 

Via Campesina: La dichiarazione della FAO è un nuovo fallimento contro la fame

Alberto Gomez, rappresentante della Unione Nazionale delle Organizzazioni Regionali Campesine Autonome del Messico, è certo che la dichiarazione della Fao, firmata a Roma, è un nuovo fallimento per il radicamento della fame nel mondo.

Il membro della Via Campesina, che ha partecipato alla discussione del Vertice Mondiale sulla Sicurezza alimentare dell’ ONU, ha affermato che i paesi potenti hanno imposto ancora una volta i loro criteri.

In interlocuzione con Pulsar, da Roma , il leader contadino messicano ha assicurato che “il gruppo degli otto paesi più ricchi producono esclusione e attraverso il controllo dei governi (..) promuovono ad esempio l’intervento della Banca Mondiale, la quale stabilisce le alternative ai grandi problemi di fame e malnutrizione che ci sono nel mondo”.

Alberto Gomez ha assicurato che per la Via Campesina “ il tempo è già terminato” e che ora è necessario spostarsi verso una differente visione dei sistemi alimentari .” Pensiamo che la sovranità alimentare sia l’alternativa” ha sottolineato.

Continua spiegando come non saranno le corporazioni transnazionali con il loro modello di agricoltura industriale, ne la tecnologia transgenica ciò che risolveranno il flagello.

“ E’ con un agricoltura campesina e agroecologica che avremo la capacità di produrre tutti gli alimenti che richiede la popolazione mondiale, con la qualità necessaria” ha dichiarato Gomez.

Dietro l’enfasi della recente dichiarazione FAO c’è solo il “più dello stesso”, sostiene invece che un piccolo passo in avanti significa riformare Il Comitato di questa Organizzazione.

Inoltre, ha specificato, che in questa istanza ci sono tutti i paesi e ognuno conta un voto, ma, a partire da ora, si sono sommate le rappresentanze dei movimenti sociali

 

Fonti: FAIRcoop/ PULSAR

 

 

 

 

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