Michelin, “parametri ambientali nella norma” ma c’era chi si ammalava 26 aprile, 2014 | Redazione A Sud

giustizia_toga_la_legge_uguale_per_tuttiProcesso Michelin ai 5 direttori: le sostanze inquinanti erano segreto industriale.

Le cappe aspiranti e i condizionatori erano posizionati a garantire la temperatura delle gomme lavorate ma non a proteggere i lavoratori dai fumi nocivi. L’eptano era usato come il vino in osteria. Ammine aromatiche e radioattività massime preoccupazioni.

 

[di Irene Navaro su Alessandria News]

Dalle testimonianze “tecniche” degli ispettori Spresal e del lavoro, rese al processo contro cinque dirigenti Michelin, sulla base di indagini svolte negli anni ’90, non emergono condizioni di lavoro e ambientali critiche alla Michelin di Spinetta Marengo. Le inchieste aperte perchè in 30 risultavano colpiti da patologie alla vescica

 

 

Quello che è stato disegnato ieri nell’aula del tribunale di Alessandria, al processo contro cinque dirigenti Michelin, sembra quasi un altro stabilimento, rispetto a quello dipinto durante l’udienza precedente da chi ci ha lavorato.
Sul banco dei testimoni il pubblico ministero Bosco (che ha “ereditato” l’inchiesta dall’ex procuratore capo Di Lecce, nel frattempo trasferitosi di sede) ha chiamato ieri due “tecnici”: un ispettore del lavoro, struttura preposta al controllo dei luoghi di lavoro prima del passaggio di consegne all’Asl, e un medico in forze allo Spresal, il servizio di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Entrambe i testimoni avevano eseguito indagini, in qualche caso commissionate anche dalla Procura e che confluiranno in questo procedimento, partendo dalle condizioni di salute di alcuni singoli dipendenti. L’ispettore del lavoro, negli anni ’90, era stato chiamato a valutare una richiesta di riconoscimento per malattia professionale ad un ex dipendente Michelin. Richiesta che fu poi accolta. L’ispettore Spresal prese in mano invece le posizioni lavorative e le cartelle cliniche di 30 lavoratori Michelin: tutti avevano accusato patologie di tipo tumorale alla vescica.
Dalle indagini fatte all’epoca – e riferite ieri in aula – tutto però, all’interno dello stabilimento, era nella norma e limiti di legge. Si faceva uso di tre ammine aromatiche nel reparto mescole durante il processo produttivo. Due furono poi eliminate, nel 1984, secondo la normativa vigente. Si continuò ad usare la terza, “non ritenuta pericolosa”. E in ogni caso, “i valori di concentrazione erano tutti entro i parametri presi a riferimento”. E il talco? “Non figurava nell’elenco dei prodotti in uso, ma c’era anche se veniva indicato come non appartenente alla famiglia degli amianti”.
L’eptano? Anche quello veniva usato, “ma esisteva un protocollo di monitoraggio siglato con l’università di Pavia”, che prevedeva campionamenti delle sostanze utilizzate, campionamenti mirati, ad esempio sui guanti degli addetti alle lavorazioni, e anche sulle urine dei dipendenti per rilevare l’eventuale presenza di ammine. Il protocollo fu avviato tra il 1980 e il 1982 e cessò nel 1985. In nessun campionamento, è stato riportato in aula, i valori furono superati.
Dall’indagine fatta invece dallo Spresal risulta come non tutti i dipendenti venivano sottoposti a visita medica periodica. Il criterio di scelta si basava sulle mansioni e sul reparto di lavorazione.
Ma, anche secondo il teste medico, “all’interno dello stabilimento vi era un impianto di aerazioneche fu migliorato ancor prima che facessimo le nostre prescrizioni”.
Torna a descrivere un ambiente diverso il terzo testimone, dipendente Michelin dal 1972 al 2000. La sua vita in fabbrica divisa tra i reparti di controllo, muletto e riparazione. Ricorda che l’aerazione c’era, ma non ovunque, che non gli fu mai detto con quali sostanze si trovava a contatto, anche se poi risulta che firmò le ricevute di consegna del materiale informativo.
Si spazientisce quasi il giudice Catalano di fronte ad un quadro sempre più intrecciato. Si riparte il 28 novembre con altri sei testimoni, tutti ex dipendenti Michelin.

 

 

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