Salvador: il trionfo del FMLN e il nuovo Centro America 9 aprile, 2009 | Redazione A Sud

fmlnIL PROCESSO DI INTEGRAZIONE CENTRO-AMERICANA

 

Nel discorso del trionfo la notte del quindici marzo, Funes ha messo in risalto la disposizione a dare priorità al tema dell’integrazione centro-americana. Detto processo ha portato alla nascita di un’importante istituzione comandata dal Sistema dell’Integrazione Centro-americana (SICA), un’impronta giuridica ed un accorso di unione doganale (sul modello dell’Unione Europea).

 

Con la ratifica del CAFTA (Trattato di Libero Commercio tra Stati Uniti, Centro-America e Repubblica Dominicana) da parte di tutti i paesi della regione, Washington è riuscita ad indirizzare il processo verso i suoi interessi. Chiara manifestazione di ciò è che nessun articolo del trattato menziona il SICA o i diversi meccanismi di integrazione adottati dalla regione.

 

In un piano più ampio, il CAFTA prepara la regione ad implementare il progetto del Plan Puebla Panamà (PPP), che pretende di creare una rete di inrastrutture viarie e di servizi per facilitare l’installazione di multinazionali ed approfondire ancor di più la dipendenza economica della regione dagli Stati Uniti. L’Accordo di Associazione con l’Unione Europea – AdA (le cui negoziazioni si sono interrotte la scorsa settimana ndr.) ha anch’esso implicato una pressione ancora maggiore per l’integrazione della regione, specialmente perchè le negoziazioni richieste dall’UE sono state fatte in blocco e non con ciascun paese (com’è stato per il CAFTA). L’AdA ha sviluppato un’agenda di termini per realizzare (tra gli altri) i requisiti politici che hanno causato un intorpidimento del processo.

 

LA VISIONE DI INTEGRAZIONE DEL NUOVO GOVERNO

 

Nel segno integrazionista dell’istmo, il Salvador si è distinto come esempio per il suo attaccamento alle condizioni di Washington. Occorre ricordare che durante il governo di Francisco Flores sono state rinnovate varie autostrade principali e ne sono state create delle nuove – come si prevedeva nel PPP – e durante il governo di Antonio Saca si è consolidata la costruzione del porto de La Uniòn (Centroamericana) – conforme alla logica del processo Corredor del Pacifico, parte del PPP.

 

Saca ha dato la priorità al porto di Cutuco – parte del progetto “Corredor Seco” del PPP – e l’autostrada longitudinale nord, anch’essa parte del progetto regionale.

 

Il nuovo governo Mauricio Funes ha proposto di riprendere le relazioni regionali ed internazionali sulla base della sovranità e del cambiamento. Le relazioni transfrontaliere (con Guatemala ed Honduras) sono pilastri importanti per il Nuovo Governo, inteso nel segno dell’approfondimento dell’integrazione centro-americana. In questo quadro, si pretende di rendere dinamica l’integrazione dell’istmo a partire dagli “interessi dei suoi popoli”.

 

Questa esplicita espressione della sovranità popolare sembra sottolineare il modello di un nuovo tipo di integrazione centro-americana. Non bisogna mettere da parte la Dichiarazione di Tegucigalpa in cui i principali partiti di sinistra della regione – incluso l’FMLN – si sono impegnati a riproporre l’integrazione centro-americana respingendo il CAFTA ed il PPP.

 

SICUREZZA REGIONALE

 

Un aspetto che va oltre il programma di governo del nuovo presidente Funes è il rafforzamento della Conferenza delle Forze Armate Centro-Americane (CFAC), tramite la quale si formulano congiuntamente politiche di sicurezza a livello regionale.

 

Attualmente la CFAC mantiene un profilo chiaramente concorde agli interessi statunitensi, specie i punti fermi della lotta al terrorismo ed alla droga. La partecipazione degli eserciti del Salvador, dell’Honduras e del Nicaragua all’invasione dell’Iraq e l’appello di Daniel Fisk al Nicaragua per distruggere i suoi missili SAM-7 sovietici – con l’argomentazione che potrebbero cadere in mano terrorista – evidenziano l’esistente intromissione.

 

Nello stesso quadro, l’amministrazione Bush approvò il CAFTA per rendere chiaro che il tema del libero commercio e della sicurezza nazionale statunitense sono una cosa sola, nell’ottobre 2005 Rumsfeld propose agli alti gerarchi centro-americani l’importanza di assicurare i benefici del libero commercio migliorando la sicurezza della regione. Sia il Salvador che il Guatemala ed il Nicaragua hanno discusso nello stesso spazio la possibilità di creare una “forza di rapida risposta transnazionale” che risponderà dinanzi agli eventi di terrorismo, narcotraffico e alla crescente minaccia delle combriccole a livello regionale.

 

Dato tale contesto, l’importanza di riaffermare la sovranità regionale delle forze armate diventa un esperimento cruciale per il nuovo governo dell’FMLN. La vicinanza di Funes a Lula potrebbe significare che i Salvador ha l’intenzione di assumere la posizione di fautore di una nuova politica di sicurezza regionale utilizzando come base la CFAC, ragionamento simile alla logica che sta dietro la creazione del Consiglio di Sicurezza Sudamericano sotto lo stimolo del Brasile.

 

L’ALBA E PETROCARIBE

 

L’Alternativa Bolivariana per l’America Latina ed i Caraibi (ALBA) è un altro dei temi che va analizzato dal nuovo governo. Tanto l’Honduras quanto il Nicaragua partecipano al progetto ed in Salvador l’FMLN ha segnato passi decisivi in questo senso con la creazione di ENEPASA e l’impresa Alba Petroleòs de El Salvador. La Costa Rica ha sollecitato il suo ingresso all’interno di Petrocaribe, iniziativa stimolata dal governo del Venezuela, mentre  il Guatemala si è già integrato.

 

Ad ogni modo, la recente campagna mediatica che ha interessato ARENA ed i suoi – in cui Funes veniva presentato come un lacchè dell’imperialismo venezuelano – può rendere meno semplice l’entrata del Salvador in uno dei due progetti.

 

Un altro fatto che mette in scacco l’attuale processo dell’ALBA in Centro-America è la possibile destituzione del presidente dell’Honduras Manuel Zelaya nel prossimo novembre. Se così fosse, Funes perderebbe un importante alleato nella regione e potrebbe trovarsi ad affrontare un governo ostile nelle sue pretese di dare un nuovo indirizzo all’integrazione regionale.

 

UN CAMMINO COMPLESSO

 

I cambiamenti che pretende di compiere il governo dell’FMLN dovranno affrontare sfide cruciali. Una di queste è il CAFTA, attualmente il governo del Salvador si trova coinvolto in una forte disputa legale contro l’impresa Pacific Rim. Il caso, se risolto a favore della multinazionale, potrebbe essere l’occasione per bloccare il perseguimento delle mete ambientali proposte dal governo Funes, che presenterebbe un nuovo carattere di vulnerabilità.

Più delle implicazioni interne, il caso potrebbe stabilire una giurisprudenza a favore delle multinazionali minerarie, che hanno forti interessi nella regione e che hanno urtato con i rifiuti delle comunità indigene e comunità organizzate, oltre ad avere problemi con le leggi ambientali a livello locale.

 

Le oligarchie regionali saranno importanti attori bloccando il cambiamento. Bisogna ricordare che i principali politici di destra della regione – inclusi gli ex-presidenti – e i più potenti imprenditori dell’istmo hanno formato reti di gruppi di imprese che finanziano politici e lobbies a favore dei loro interessi.

 

Il potere economico che concentra l’oligarchia salvadoregna è un altro fondamentale elemento che potrà porre un limite al processo di integrazione che si desidera intraprendere, il controllo esercitato nella regione dal Gruppo Poma, il Gruppo Cuscatlàn o il Gruppo Banagricola – per citare solo alcuni degli esempi – implica un grande peso politico che potrebbe incidere sulla disponibilità dei mandatari dell’istmo al momento di stimolare il processo di integrazione, visto come una minaccia.

 

Al momento, Funes ha come principali alleati l’Honduras, il Guatemala ed il Nicaragua. Il Costa Rica ancora si mantiene lontana dal processo politico anti-liberista che la regione sta vivendo, ed il presidente Arias ha enfaticamente perseguito politiche neoliberiste ed incrementato la persecuzione sindacale nel paese.

 

A dispetto di ciò, l’apertura delle relazioni diplomatiche con la Cina compiuta da Arias (diventato il primo paese della regione a riconoscere il dragone asiatico) può avvicinare Funes al paese, dato che la Cina ha manifestato la sua volontà di stabilire relazioni con il nuovo goveno salvadoregno.

 

Anche la stampa regionale rappresenta un’enorme sfida, dal Guatemala alla Costa Rica, i gruppi imprenditoriali oligarchici controllano tutto l’apparato mediatico della regione. La censura della dissidenza durante il governo di ARENA e la recente campagna elettorale in Salvador dimostrano che Funes ha davanti a sé un duro compito di diffusione e di immagine.

 

di GUSTAVO J. FUCHS per Alainet.org

Traduzione di Alessandra Panzeri

 

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